2003-2004 - Rudy Gobbo Architetto

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2003-2004

Docenza > thesis
Università IUAV di Venezia - ClaPe
QUOTA ZERO | piazza, liston e mercato
studente: Rudy Gobbo
relatori: prof. Domenico Bolla, arch. Rinaldo Palermo

I territori dell’attuale provincia di Venezia e di Treviso, sebbene negli anni siano stati soggetti a continui allontanamenti e successivi avvicinamenti, sono pur sempre rimasti uniti da un elemento fondamentale: l’acqua; con il suo scorrere portava prosperità da terre lontane a quelle vicine agli insediamenti urbani che dei fiumi si servivano per irrigare, azionare i mulini e trasportare merci. Tanto amata, l’acqua era anche temuta in quanto è sempre stata un’arma a doppio taglio: in guerra permetteva di mettere in difficoltà l’avversario ma, nei periodi di stabilità, portava fango in città bloccando le comunicazioni e rovinando interi raccolti in campagna. Con il passare degli anni è apparso sempre più necessario il controllo dell’entroterra che, con le sue sregolatezze, comprometteva un altro equilibrio costituito in lunghi anni, quello della laguna di Venezia. Ecco quindi che, con la legge del 5 maggio 1907 viene ad essere riconosciuta una nuova figura: il “magistrato delle acque”; questa figura era ed è volta al controllo sul territorio delle acque dolci e salate per il rispetto di un canone assoluto: ogni sistemazione dei corsi d’acqua deve essere compiuta in base alla incolumità della laguna. Anche i territori del trevigiano hanno risentito di questo maggior controllo sul territorio perché per poter mantenere efficiente l’equilibrio di Venezia bisognava regolare e mantenere efficienti tutti i territori che con i loro fossati e canali fanno arrivare le acque a Venezia. Lo stesso scrittore “Giovanni Comisso” (nato a Treviso nel 1895) descrisse Treviso come “intrecciata dalla nobile filigrana d’acqua, con smeraldi interposti ovunque di alberi e giardini”. Treviso, città cinta da mura che hanno collaborato con il fiume Sile alla sicurezza della città; fiume che nasce da risorgive tra Albaredo e Cavasagra, attraversa la campagna passando per Santa Cristina e Quinto, per andare a contornare e a fondersi con la città di Treviso rumoreggiando tra il groviglio di vie che la attraversano. Altro fiume che nasce da risorgive vicine a quelle del Sile, ma che si limita ad attraversare la campagna, è lo Zero; corso silenzioso ma che ha da sempre lasciato un segno nella popolazione: attorno ad esso gli stessi agrimensori romani suddivisero le terre da assegnare ai coloni. Anche il toponimo “Zero Branco” di uno dei comuni bagnati dal fiume Zero, richiama la natura intrinseca del luogo: “Zero” da “Zayro”, nome di persona che viveva nella propria terra; “Branco” significherebbe invece “diramazione di fosso o canale” (secondo Dante Olivieri, studioso di toponomastica veneta). Questo primordiale territorio paludoso e boschivo, bonificato e reso coltivabile da numerosi interventi della “Serenissima”, oggi è diventato un comune di 26,11 Kmq di  superficie con 8.600 abitanti (al 31-12-1998). L’agricoltura rappresenta il settore economicamente più rappresentativo in quanto zona di risorgive ricchissima d’acqua: le case disseminate nel territorio hanno ognuna la sua fontana da cui l’acqua sgorga generosa… … acqua che si dirama nei fossi, per confluire nei rivi o canali gettandosi infine nello Zero che tutte raccoglie e porta in laguna. I fiumi e l’acqua hanno da sempre connotato fortemente il paesaggio scandendolo con le linee dei loro alvei, favorendo l’insediamento umano (fornendo naturalmente gli elementi indispensabili al vivere e al lavorare); però negli anni passati hanno anche causato travagli come alluvioni, piene, raccolti perduti per l’espandersi delle acque, la difficoltà di muoversi per i luoghi e per le strade che si coprivano di fango che poteva durare a lungo. Di notevole sviluppo è anche l’imprenditoria zerotina dal settore edilizio e affini per arrivare a quello tessile. Rimane molto radicato nel territorio il settore di produzione dei mobili, arredi e l’artigianato del legno. Il fiume Zero ha attraversato con il suo corso la piazza del comune sino alla fine dell’800; successivamente è stato coperto, ma non deviato nel suo corso, per lasciare spazio ad una maggiore piazza sovrastante.

Questa tesi si propone di analizzare l’evoluzione di Zero Branco mettendo in risalto il carattere di simbiosi che lo ha legato sin dalla nascita al fiume Zero. Con ciò si vuole cercare di riorganizzare il centro storico del comune proponendo un ipotetico asse pedonale che parta da “quota Zero” (piazza del comune) per proiettarsi attraverso l’antico borgo in un “punto satellite” che diventi rappresentativo dell’evoluzione storica – culturale – economica del territorio zerotino e ne esalti il carattere intrinseco di luogo in cui l’attività umana e l’acqua si fondono in un connubio indissolubile.

Rudy Gobbo
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bibliografia_
“Treviso e provincia - guide d’Italia”, Touring club italiano, Touring editore, Milano 2003;
“Statuto del comune di Zero Branco”, Comune di Zero Branco, 1992;
“Magistrato alle acque, lineamenti di storia del governo delle acque venete”, A. Rusconi, P. Vetrice, M. Folin, ed. Dei, Ministero dei lavori pubblici;

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